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Il TG che farei è quello che mi piacerebbe vedere in TV

Fossi chiamato a dirigere un TG ne confezionerei uno del tutto atipico per il panorama italiano.
L’edizione principale durerebbe un’ora in cui troverebbero spazio i grandi fatti internazionali e non solo quelli locali. 
Le notizie più importanti le farei commentare da un esperto del settore. Un esperto vero e non i soliti tuttologi che parlano anche di cose di cui sono venuti a conoscenza solo la mattina stessa.  Agli esperti sarebbe chiesto anche di indicare agli spettatori cosa leggere o vedere per comprendere meglio il contesto nel quale si è svolto il fatto che stanno analizzando. 
Al fatto della settimana sarebbe dedicato un approfondimento o un’inchiesta realizzata da un team di giornalisti.
Ci si occuperebbe di politica italiana solo quando ci fossero delle notizie rilevanti, tipo leggi che interessano gran parte della popolazione. Nessuna concessione sarebbe data, invece, alle quotidiane dichiarazioni di questo o quello che, francamente, interessano solo a chi le fa.
Nessun servizio…

Tenete aggiornati i vostri siti di news

L’attualità è il tema principale di molti siti, giornalistici o meno. Il racconto del fatto di cronaca viene messo online spesso pochi minuti dopo il suo essersi svolto. E - in molti casi - la notizia viene seguita solo se porta click, ovvero se di stretto interesse. Poi - generalmente - si tralascia di seguirne gli sviluppi. Ci si dimentica del fatto; ma ciò che è stato pubblicato sull’onda dell’interesse e dell’emozione resta online.  Resta disponibile fino a quando non lo si cancella. Ciò fa sì che molti fatti vivono una vita tronca. In molti casi, poi, ciò che era stato correttamente notiziato, a distanza di tempo, se non si è costantemente aggiornato, è diventato addirittura falso, in quanto parziale.  Un racconto parziale di un fatto non è un racconto veritiero, né onesto.
Per evitare di collezionare una serie di notizie false, in quanto incomplete, chi gestisce il sito di news, sia egli giornalista o meno, dovrebbe sempre fare in modo di seguire gli sviluppi delle notizie che ha riporta…

Esigenze irreali | I geni del marketing

Spesso chi si occupa di marketing si trova a dover istillare nel consumatore l’esigenza del prodotto che è chiamato a vendere. Un conto, ad esempio, è proporre qualcosa che davvero serve al cliente, altro è vendergli un bene di cui non sente o non ha necessità. Impresa difficile, ma non impossibile…  I geni del marketing, infatti, spesso riescono a fare diventare un’esigenza un prodotto che, in realtà, è poco o per nulla indispensabile. Per fare un esempio, gli smartwatch sembrano diventati degli oggetti del desiderio, nonostante, al momento, essi appaiano palesemente inutili o inadatti…
Tra le varie carte che l’esperto di marketing può giocarsi con il consumatore c’è quella di far vedere che il proprio prodotto può fare cose che il prodotto a lui più affine non può fare. Un esempio macroscopico di tale tecnica di vendita è fornita dai lettori di ebook.  Tra le varie “qualità” che si decantano del lettore di ebook e che lo differenziano dal libro tradizionale c’è quella di consentire al let…

Il sesso degli angeli | Le discussioni su Facebook

Da tempo ormai Facebook è diventato il posto delle discussioni tanto accalorate quanto inconcludenti. Le persone si dividono in fazioni e portano avanti le loro posizioni senza avere la reale intenzione di confrontarsi con la controparte, ma solo cercando lo scontro, nella (vana) speranza di imporre la propria opinione a mo’ di verità rivelata. Chiaramente, tali persone non hanno ben chiaro il fatto che le loro (come quelle di tutti) sono soltanto opinioni e non, appunto, verità, non fosse altro perché la Verità (quella con la V maiuscola) non esiste (questa è la mia opinione, ovviamente).
Ecco, allora, il proliferare quotidiano di discussioni, il più delle volte inutili, nelle quali si passano ore a discutere del famoso sesso degli angeli (come se esistessero effettivamente, gli angeli, e fosse determinante conoscerne il sesso!). Discussioni in cui, a volte, si viene tirati in ballo dai partecipanti in qualche loro commento. A quel punto, se si sceglie di partecipare, si è certi di una so…

Il contenuto vince su tutto

Nel 2012, nel post La morte del template, ragionavo sul perché, a mio avviso, l’era del template era finita e, tra le varie cose, affermavo che si stava andando verso la «supremazia della parte contenutistica/comunicativa a scapito di quella grafica/ornamentale». 
Oggi sono sempre più convinto che la partecontenutistica di un sito web abbia definitivamente vinto sulle altre, al punto da rendere inutile non solo il template, ma, sostanzialmente, anche la stessa homepage.
Ormai ai contenuti pubblicati sul web si arriva generalmente o tramite una ricerca su Google, o tramite un link postato su un social network, o tramite la lettura dei feed rss. Come ho già detto in altri post, difficilmente oggi si naviga come si faceva anni fa, ovvero aprendo le varie homepage dei siti preferiti per leggervi le novità. Ora si va direttamente al contenuto desiderato e, poi, si torna alla piattaforma da cui si gestisce la propria navigazione (il motore di ricerca, il social, il lettore di feed rss, la posta…

Diario di un esperimento su Facebook

Si sa che Facebook mostra sulla bacheca dei propri utenti i post in base all'uso che ognuno fa del social, assecondandone i gusti. In altri termini, Facebook mostra a ogni iscritto quei post che, presumibilmente, gradisce vedere, in quanto o pubblicati dalle persone con cui interagisce maggiormente, o perché affini ad altri post che hanno ottenuto in precedenza il suo gradimento. Facebook dà per scontato un uso coerente del mezzo e lo incoraggia.

Effetto Social...

Giornalismo 3.0

Da tempo gli addetti ai lavori si interrogano su come trarre ricavi certi dalla pubblicazione online dei contenuti giornalistici. In gioco ci sarebbe, per alcuni, addirittura la sopravvivenza del giornalismo: senza ricavi, le grandi testate online non potrebbero continuare a esistere così come sono oggi; ovvero, non potrebbero più essere organizzate in grandi e complesse redazioni che si rifanno all’organizzazione del lavoro in uso nelle testate offline.

L'Era degli Influencer

Questa è l’Era degli Influencer. Non ho idea di quanto possa durare, ma è sicuramente il loro momento. Ma chi sono gli Influencer? Il termine indica una galassia assai variegata di persone e non potrebbe essere altrimenti.  Semplificando molto, si va da personaggi (vere e proprie star dei social) che hanno milioni di follower sul web e la loro importanza sta tutta nel numero di persone che li segue; a persone con molti ma molti meno follower, ma che basano la loro influenza sulle loro competenze specifiche. Ciò che accomuna gli Influencer, ad ogni modo, è il fatto che chi li segue si fida di loro. Li tratta da amici e da loro sono trattati come amici. La conversazione tra un Influencer e i propri follower non si interrompe mai, perché è la relazione in essere tra i soggetti che fa la differenza tra un Influencer e, mettiamo, un generico giornalista, un blogger o un utente medio dei social. Una relazione che rende l’Influencer un soggetto in grado di influenzare (lo dice il termine) coloro ch…

Fare business con YouTube

YouTube è la piattaforma per gestire i video più famosa del mondo. Su YouTube vengono pubblicati video di ogni sorta e dagli utenti più disparati: dallo Youtuber professionista alle istituzioni; dal brand famoso al consumatore che parla del suo ultimo acquisto; dall’insegnante allo studente; dal cuoco che realizza tutorial alla casalinga che vuole mostrare i propri piatti alle amiche…
Si può scegliere di fare un video e pubblicarlo per le ragioni più disparate: per insegnare qualcosa; per divertire chi lo guarda; per sfogarsi; per documentare; per informare…
Gli utenti che riescono a creare intorno al proprio canale un certo traffico e una community numerosa possono anche scegliere di “monetizzare” i propri contenuti, ovvero di guadagnare con le visualizzazioni (e interazioni) delle pubblicità collegate ai video pubblicati.

Instagram | Comunicare con le immagini

Sono convinto che, al momento, Instagram sia il social network più interessante tra quelli usati maggiormente (Facebook, Twitter, G+, et similia). Lo è perché  è di facile utilizzo, in quanto assai intuitivo.si basa sul potere evocativo ed esplicativo delle immagini (e si dice spesso che un’immagine valga più di mille parole…).le immagini possono essere comprese in ogni parte del globo senza bisogno di dover tradurre un testo.favorisce un immediato coinvolgimento. permette di condividere i propri scatti anche sugli altri social.forse più degli altri social stimola la creatività.

Vai subito al punto, grazie!

La nostra, ormai, è una società che comunica per iscritto e, ad esempio, alla telefonata ha, in molti casi, sostituito la chat, magari di gruppo. I messaggi scritti, così, si sono moltiplicati in modo vertiginoso e, progressivamente, si sono anche fatti sempre più lunghi. Se anni fa una chiamata sul cellulare, causa gli alti costi, era garanzia di brevità, oggi chi scrive sembra associare la gratuità con la quale accede alle piattaforme di pubblicazione/condivisione con la possibilità di dilungarsi.

Difficile anche quando è semplice

Il cartello nella foto qui a fianco si trova all’interno di una grande e moderna struttura sanitaria, il nuovo ospedale di Bergamo. Il cartello (un totem) indica la direzione da prendere per recarsi ai negozi presenti all’interno dell’ospedale. Un elenco accompagnato da delle icone. La presenza delle icone credo sia dovuta non a un’esigenza estetica/decorativa, ma a una volontà di essere espliciti nella comunicazione anche verso coloro che non comprendono bene la lingua italiana e, in un ospedale, per vari motivi, sono tante le persone che non la afferrano appieno. Dunque, ben venga l’uso di icone chiare che semplificano ulteriormente un messaggio già di per sé semplice.