martedì 15 maggio 2012

Magazine 2.0

Al Salone del Libro di Torino abbiamo intervistato Daniele Smaltini e Tamara Gavina di "CoolTo", rivista sia cartacea, sia per iPad.



Altro sul Salone del Libro

venerdì 11 maggio 2012

Aldo Giovanni e Giacomo ritoccati per Wind

Aldo, Giovanni e Giacomo non sono certo alti uguale. È cosa nota.
Risulta, quindi, misteriosa la ragione per la quale in alcune foto della campagna Wind essi sembrano avere la stessa altezza grazie al fatto che Giacomo è su un rialzo cancellato dalla foto con un banale fotoritocco.
Dunque, se tutti sanno che i tre non sono alti uguali, perché fingere che lo siano? I bassi, forse, fanno vendere poco?


sabato 5 maggio 2012

Quando il Web adotta vecchie logiche da carta stampata


Spesso, leggendo quanto postato sui blog che seguo, ho l’impressione che molti blogger siano ancorati, nel pubblicare i loro contenuti, a vecchie logiche da carta stampata, tradendo, in tal modo, le molteplici possibilità che il Web 2.0 offre a tutti noi.

Alcune di tali logiche le ho già ricordate in questo blog. Ad esempio,

  • la rincorsa ai grandi numeri che è una logica da ritorno economico o meglio, dati i tempi, da copertura delle spese di stampa che, per ovvie ragioni, sul Web non ha ragione di esistere. Inoltre, resto convinto che il Web trovi la propria forza paradossale nella democraticità delle piccole community (vedi Piccoli numeri preziosi).
  • la forzata periodicità con cui alcuni pubblicano, indipendentemente dalla reale spinta a trattare un determinato argomento (vedi Periodicità superata).
  • il pensare ai propri lettori soltanto come a dei destinatari passivi e non come a coloro che potranno - volendo - partecipare attivamente alla crescita del blog (vedi La società senza polvere).


Ciò ricordato, vorrei ora porre l’attenzione su un altro aspetto, a mio avviso, troppo legato alle logiche da carta stampata.
Ho come l’impressione che in molti blog gli argomenti trattati inseguano “la notizia del giorno” aldilà del reale interesse che essa suscita nell’autore del blog. Si ha la sensazione - dato il mancato interesse che traspare da come la notizia viene da loro trattata - che tali blogger siano spinti a parlare di un dato argomento solo perché esso, quel determinato giorno, è diventato di interesse collettivo, più che per una reale necessità di esprimere la propria opinione in merito o aggiungere un “fatto”, una notizia, un dato in più a quanto già pubblicato da altri. Forse costoro agiscono in tal modo con la segreta speranza di attrarre più visitatori al proprio blog...
Fermo restando l’assoluta liceità di tale pratica (al pari di quelle sopra elencate), mi pare, però, che limitarsi a pensare il proprio spazio come fosse un giornale (online) sia indice di un “pensiero vecchio”, a maggior ragione per il fatto che il quotidiano cartaceo sta progressivamente scomparendo proprio perché è un prodotto che nasce “morto”: esso è sempre superato dai notiziari radiofonici e televisivi e dai siti di informazione (quelli gestiti da una redazione stabile in grado di non limitarsi a un “copia e incolla”, ma di verificare e approfondire, magari mandando inviati sul luogo dove si sono svolti i fatti). 
Pensare, quindi, di legare il proprio blog alle notizie dell’ultima ora, evitando di trattare certi argomenti perché ritenuti superati, è una scelta che, paradossalmente, rende,in breve tempo, i contenuti in esso pubblicati irrimediabilmente stantii.
Meglio, a mio parere, dedicare la propria attenzione di blogger a quegli argomenti realmente di proprio interesse che dalle grandi e medie testate (online e/o offline) spesso vengono o lasciati ai margini o, addirittura, non trattati affatto.
Infatti, proprio in quanto il Web 2.0, quello popolato e vissuto dai blogger, non ha o non dovrebbe avere ansie da breaking news, né essere succube della logica che vuole che una notizia sia velocemente deperibile (in quanto perde il suo carattere di novità), potrebbe (e può) svolgere un ottimo servizio di “informazione alternativa”, oltre ad essere un luogo in qualche modo ideale per approfondire e sviscerare un argomento, indipendentemente dalla sua “attualità”, dal suo essere un tema che è già stato trattato nel blog (quando il blog non sia dedicato interamente a quel dato argomento) e dall’essere una notizia sulla bocca di tutti.
Tenendo sempre ben presente che un blog non è un giornale.

sabato 28 aprile 2012

Recruiter ficcanaso e poco professionali


Si è detto e si è sentito dire parecchie volte: oggi i recruiter (ossia coloro che selezionano nuovi dipendenti per le aziende) invece di attenersi solo a quanto scritto sui curricula che arrivano sulle loro scrivanie, scandagliano anche il Web per leggere e vedere quanto in esso pubblicato dai candidati che a loro spetta selezionare.
Si ripete, perciò, di stare attenti a non pubblicare contenuti compromettenti e/o inadatti.
Giusta raccomandazione che, però, non mette in luce un aspetto alquanto inquietante. 

Si vuole, infatti, porre l’attenzione sulla scarsa professionalità di quei selezionatori del personale che, invece di affidarsi al curriculum che il candidato ha sottoposto loro e, se interessati, approfondire la conoscenza con un colloquio di lavoro, vanno a mettere il naso nella vita online dei candidati stessi.
Tali recruiter sono, perlomeno, dei ficcanaso, in quanto non vi è nessuna reale ragione per la quale un aspirante dipendente debba essere valutato per quanto pubblica in Rete. 
Un aspirante dipendete deve, infatti, essere selezionato in base alle sue capacità professionali che sono ben altra cosa da quanto da lui detto o fatto durante la sua vita non-lavorativa.
L’assunto per il quale il tempo del lavoro e il tempo non-lavorativo devono in qualche modo specchiarsi l’uno nell’altro è aberrante, se non si ricopre una carica che, per l’azienda, è di rappresentanza. Tale assunto, infatti, soggiace alla logica per la quale un dipendente è tale sempre, al di là del tempo che trascorre lavorando. Una logica che finisce per rendere il dipendente una proprietà del suo datore di lavoro. Una logica perversa cui è bene ribellarsi.

Ciò detto, a coloro che lamentano il fatto di non essere stati assunti da un’azienda per il solo fatto di aver pubblicato in un social network una foto di loro stessi ubriachi o in altro atteggiamento che può averli messi in cattiva luce, si vorrebbe porre la domanda se davvero essi avrebbero voluto lavorare per un’azienda che mette il naso nella loro vita privata, annullando, con ciò, il confine tra vita lavorativa e vita non-lavorativa che, invece, dovrebbe essere invalicabile. 
Costoro, invece di lamentarsi per non essere stati assunti, dovrebbero rallegrarsene, perché un’azienda siffatta, anche durante il tempo lavorativo, non li avrebbe giudicati solo e soltanto in base ai risultati del loro lavoro, ma li avrebbe continuamente spiati anche nel loro vissuto non-lavorativo.

Ai recruiter che scandagliano la vita privata dei candidati che stanno selezionando, invece, si vorrebbe chiedere se sono alla ricerca di schiavi o di collaboratori. Se preferiscono avere in azienda professionisti che sanno fare il lavoro per i quali sono pagati, oppure dipendenti la cui qualità principale è quella di avere una vita monastica.
Infine, a tali selezionatori, si vorrebbe raccomandare di non fare un uso improprio della Rete.

giovedì 19 aprile 2012

I contenuti degli altri


Il mio uso dei social network e dei miei blog sta mutando rapidamente, soprattutto per quanto attiene alla condivisione dei contenuti altrui.


Infatti, fino a qualche tempo fa (leggi) alcuni contenuti che trovavo in Rete e che volevo condividere con gli altri li postavo su quello dei miei blog che ritenevo attinente per tematica. Oggi, invece, condivido quasi tutto con Twitter (e, quindi, Facebook) e Google+ ed è diventato più raro che io faccia un post ad hoc per condividere un contenuto.


La ragione principale sta, ovviamente, nella rapidità e facilità che i social network offrono proprio nella condivisione dei contenuti. Basta davvero qualche secondo perché un post che ho letto o un video che ho visto e che reputo interessante possa essere condiviso con le persone con cui sono in contatto. Tale facilità di utilizzo ha fatto sì che io condivida molti più contenuti rispetto a prima.

L'aumentata frequenza con cui condivido i contenuti altrui, ritengo abbia, in qualche modo, giovato anche alla mia personale credibilità su certi argomenti. Il fatto che io condivida contenuti che anche i miei contatti - una volta visionati - apprezzano, ha fatto di me una sorta di "filtro" attendibile e, quindi, ha aumentato la mia credibilità come fonte. 

Un meccanismo abbastanza noto (si pensi alla popolarità e credibilità di certi divulgatori scientifici), ma che mi fa un certo effetto "testare" su me stesso.

martedì 27 marzo 2012

La monnezzaTV scopre i gay. Gay non andate in TV!

La TV italiana - tranne rare e felici eccezioni - è trash (spazzatura), ovvero, produce trasmissioni che, per aumentare gli ascolti, inducono i partecipanti allo scontro, piuttosto che al confronto onesto, pacato e ragionato.

Fino a pochi mesi fa i conduttori di tali trasmissioni (talk show, approfondimento...) andavano a colpo sicuro seguendo l’agenda politica: bastava prendere il tema del giorno, invitare politici appartenenti a schieramenti contrapposti e la trasmissione poteva andare in onda, certi che lo scontro ci sarebbe stato.

Oggi, però, i politici hanno perso il loro appeal presso il grande e “grosso” pubblico e, quindi, i conduttori, a caccia di temi “caldi”, hanno “scoperto” l’omosessualità.

Inutile dire che a molti di loro non sta a cuore il tema in sé, ma la possibilità che esso offre di generare scontro e conseguente aumento degli ascolti.


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domenica 18 marzo 2012

mercoledì 22 febbraio 2012

Al Teatro Donizetti c’è chi è rimasto all’Era 1.0

Questa è l’Era 2.0 ossia, semplificando, è l’epoca in cui la comunicazione via Web è fondamentale: spesso ciò che viene pubblicato sui blog, postato su Twitter, condiviso su Facebook e G+ è noto anche a chi non è assiduo frequentatore del Web 2.0, perché ripreso anche da testate giornalistiche vecchio stampo (come giornali, radio e TV).
In questa Era sempre connessa, però, può accadere quanto segue…
Ieri pomeriggio ho ricevuto una telefonata dall’Ufficio Stampa del Teatro Donizetti (persona che reputo assai competente) che mi informava che il Direttore del teatro aveva stabilito che, da quel momento in poi, non si sarebbero più dati accrediti stampa ai blogger come me. Ciò significava, proseguiva l’Ufficio Stampa, che saltavano i posti anche per la prima che sarebbe andata in scena ieri sera stessa.
Ho tentato di darmi una spiegazione plausibile del perché un Direttore di un teatro plubblico debba arrivare a prendere una decisione ai miei occhi tanto incomprensibile.


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