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Tenere la TV lontana dalla portata dei bambini. Le riflessioni di Condry, Popper e Wojtyla

In Cattiva maestra televisione edito da Marsilio Giancarlo Bosetti riunisce articoli di esimi esponenti del pensiero occidentale che dimostrano come i programmi televisivi prodotti siano estremamente nocivi per i bambini. I danni derivano sia dalla durata dell’esposizione, sia dai contenuti dei programmi, come sottolinea John Condry in Ladra di tempo, serva infedele, il quale aggiunge preoccupato che «l’esposizione basta da sola ad influenzare lo spettatore, indipendentemente dai contenuti». Inoltre, la prolungata inattività dei bambini che guardano a lungo la televisione li rende obesi: oltre a restare fermi a lungo, infatti, i bambini davanti alla TV mangiano ogni genere di merendina, spinti a questo dall’insistente presenza di pubblicità di cibi nei programmi loro dedicati. La TV ruba tempo anche ai giochi con i coetanei e alla lettura, con effetti indubbiamente negativi per la loro crescita.

Ma oltre alla durata dell’esposizione, non bisogna certo sottovalutare i contenuti cui i minori sono esposti: una quantità devastante di violenza. La legge del più forte è sovrana nei programmi dedicati ai minori. Le scene di violenza tengono desta l’attenzione dei bambini a tutto vantaggio dei dati che rilevano l’audience. Ma la violenza presente nei programmi trasmessi in TV non influisce solo sull’attenzione dei bambini, ma anche sul loro livello di aggressività (aumentandolo) e sul loro senso di fiducia negli eventi (diminuendolo): i bambini che guardano tanta TV sono aggressivi e ansiosi.
Dunque la TV ha un ruolo fondamentale nell’educazione dei bambini, ma chi la produce – osserva Karl Popper in Una patente per fare tv – pare non rendersene conto. Anzi, mosso dall’erronea convinzione che democrazia significhi dare al popolo ciò che il popolo chiede (quando, invece, democrazia significa dare al popolo gli strumenti per migliorarsi ed evolvere), chi fa TV tende ad abbassare sempre più la qualità delle proprie produzioni, farcendo l’insulsaggine dei propri programmi con “le spezie” della violenza, del sesso e del sensazionalismo. Se tale comportamento è dannoso per i bambini, lo è, alla lunga, anche per la democrazia, la quale, non solo si basa sul vivere civile (ovvero su un basso livello di violenza ottenuto con processi educativi), ma sulla possibilità da essa offerta di controllare il potere politico.
Ora, è accaduto - afferma Popper  - che questa televisione sia diventata un potere politico colossale, potenzialmente si potrebbe dire anche il più importante di tutti, come se fosse Dio stesso che parla. […] Essa è diventata un potere troppo grande per la democrazia. Nessuna democrazia può sopravvivere se all’abuso di questo potere non si mette fine.
E che ci sia bisogno di regolamentare la produzione televisiva lo afferma anche Karol Wojtyla che dichiara:
Un settore tanto decisivo della società non va, infatti, abbandonato ai giochi del mercato, ma va opportunamente tutelato, ciò sia per garantire un equilibrato e democratico confronto delle opinioni, sia per salvaguardare i diritti dei singoli membri della comunità, specialmente dei più giovani e dei meno dotati di senso critico.
Ecco, allora, che il papa invita i genitori a… spegnere la TV:
Formare le abitudini dei figli, a volte può semplicemente voler dire spegnere il televisore perché ci sono cose migliori da fare, o perché la considerazione verso altri membri della famiglia lo richiede o perché la visione indiscriminata della televisione può essere dannosa.

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