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A proposito del decalogo per scrivere un blog...

SiFossiFoco ha scritto un decalogo per scrivere un blog. Su alcuni punti del decalogo concordo pienamente, su altri no. Siccome mi pare del tutto inutile elencare i punti sui quali concordo, preferisco esprimere una mia opinione su quelli che mi lasciano qualche perplessità, e sono due, in particolare: il punto 7 e il punto 10.



- Punto 7: «Ogni blog, anche il più modesto, ha due valori nuovi e potenti rispetto ai media così come li conosciamo: è libero da padroni e non è al servizio della pubblicità. Che abbia cinque lettori o cinquemila è comunque questa la sua forza, la sua credibilità e la sua ragion d'essere».


Perplessità: la «credibilità» di un blogger non può essere basata solo ed esclusivamente dal fatto che costui non abbia un «padrone» che paga i suoi scritti, così come la credibilità di un giornalista o di uno scrittore professionista non può essere minata dal fatto che abbia un editore che lo paga. Mi pare che si faccia un po’ di demagogia a buon mercato e che non si abbia ben chiaro il meccanismo che determina la credibilità di un individuo.


La credibilità è la fiducia che il lettore (qualsiasi lettore) ha nei confronti di colui che legge. Essa si costruisce nel tempo e si basa sul concetto di trasparenza e verità. Se chi scrive non è trasparente o, peggio, scrive il falso, inevitabilmente perderà di credibilità presso il proprio pubblico, perché il pubblico non si fiderà più di lui e di ciò che scrive. In definitiva, la credibilità è il bene più prezioso posseduto dal professionista, in quanto è ciò che spinge il pubblico a leggere ciò che scrive. E proprio in virtù della credibilità posseduta, il professionista ha la possibilità di far “quotare” il proprio lavoro: più ha un pubblico che lo segue e più l’editore paga per farlo scrivere sui propri mezzi di comunicazione di massa. Ovviamente esistono anche “le mele marce” che si vendono al potere dell’editore e arrivano anche a tradire il patto di fiducia con i propri lettori; ma tali mele marce, presto o tardi, perdono di credibilità e, dunque, perdono il pubblico. E senza pubblico non sono più utilizzabili come pedine dall’editore, in quanto se non vengono letti dal pubblico il loro lavoro è pagato a vuoto. Inoltre, se una testata perde di credibilità, perde di acquirenti (formati sia dal pubblico, sia dagli inserzionisti pubblicitari). Chi vuole leggere un giornale che sa essere scritto da persone prive di ogni tipo di credibilità?


- Punto 10: «Non aspirare con ogni mezzo a scrivere a pagamento, togliendo spontaneità e vigore alla tua scrittura e facendone un'ipotesi posticcia. Ricordati che chi scrive a pagamento ha un unico lettore veramente importante: chi lo paga. Un blog medio ha una cinquantina di lettori attenti ogni giorno, un libro medio ne ha mille volte meno... ci sono libri che vendono cinquanta copie in dieci anni. Il solo mezzo che hai è scrivere cose sempre migliori. Allora saranno i lettori a cercarti e con loro, buoni ultimi, gli editori non potranno fare a meno di te».


Perplessità: per quanto detto prima, non concordo assolutamente sul fatto che l’unico lettore veramente importante di un professionista sia il suo editore. Ma quello che mi sorprende del punto 10 è il finale: perché si incita a scrivere gratis su un blog e poi si afferma che se si hanno lettori alla fine si verrà cercati dagli editori e, quindi, remunerati per il proprio lavoro? SiFossiFoco non ha detto finora che solo chi scrive gratis è fededegno? Non c’è una contraddizione palese in ciò che scrive SiFossiFoco?

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