Chiamiamolo pippo

Nella notte ho visto la prima parte del Chiambretti Night perché mi interessava vedere l’intervista che il padrone di casa avrebbe fatto al divo del porno Rocco Siffredi.
Ne sono rimasto abbastanza deluso e, complice anche una certa stanchezza (data l’ora tarda in cui va in onda lo show), me ne sono andato a letto al primo stacco pubblicitario.
Il senso di delusione è nato dall’atteggiamento di Piero Chiambretti intriso di falso puritanesimo al punto da sfiorare il ridicolo.
Infatti, il conduttore, appena Siffredi ha usato la parola “cazzo” per riferirsi al suo (noto) membro virile, ha invitato l’attore porno a chiamare il suo strumento di lavoro “pippo”. Se ciò non bastasse a restare perlomeno perplessi di fronte a tale assurda (e ridicola) richiesta (data sia la nota professione dell’intervistato, sia l’ora non certo da fascia protetta in cui viene trasmesso lo spettacolo), Chiambretti ha invitato Siffredi a non scendere nei particolari nel momento stesso in chi l’attore ha pronunciato la parola “seghe” al posto della parola “masturbazione”.
Tutto ciò non mi avrebbe certo spinto a pensare a del falso, quanto esibito, puritanesimo se Chiambretti non avesse lanciato un filmato d’epoca in cui si vede una donna fare uno spogliarello e mostrare in modo palese a beneficio dello spettatore sia i seni, sia la vagina.
A quel punto mi è sorto il dubbio che Chiambretti ritenesse lecito o non volgare o non offensivo per gli spettatori poter mostrare in TV una donna che si spoglia, ma volgare o offensivo o altro nominare con la parola che abitualmente si usa (cazzo, appunto) il membro virile e con l’altra parola (seghe) la masturbazione.
Forse, ho riflettuto, tale convinzione potrebbe derivare dall’uso merceologico che in TV in generale (e a Mediaset in modo ossessivo) si fa della donna: un oggetto da mostrare tanto al chilo con l’evidente obiettivo di tenere i maschietti incollati al televisore.
L’uomo e i suoi attributi, invece, televisivamente parlando, paiono essere ancora un tabù.

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