La società senza polvere

L’attesa dei protagonisti

Inutile negarlo: l’attesa dei nuovi tablet che si dicono in grado di facilitare la nostra vita in mobilità è forte. Un unico dispositivo che ci permetterà, soprattutto, di navigare il web e di leggere libri e documenti, oltre che vedere filmati e fotografie.

C’è davvero bisogno, oggi, di un tale dispositivo? Ovviamente no.

Ciò che promettono di poter fare, oggi viene già fatto da altri dispositivi, anch’essi perfettamente in grado di operare in mobilità, come i cellulari e i pc portatili.

Inoltre, cosa di non poco momento, l’editoria (italiana) non è pronta (per incapacità manifesta) ad abbandonare la carta per abbracciare il digitale.

Eppure l’attesa è molta e indiscutibile: sembra che i consumatori (prezzi permettendo) non aspettino altro che lasciare a casa il libro cartaceo e portarsi in giro il tablet con l’indiscutibile vantaggio di avere con sé sempre un ventaglio di opzioni di lettura/visione praticamente infinito.

I consumatori sembra non aspettino altro che sganciarsi dal mercato dei contenuti pensati per la massa, per legarsi sempre di più a quelli elaborati per un piccolo numero di utenti.

L’attesa del tablet, forse, nasconde l’esigenza – avvertita in modo più o meno conscia – di essere considerati dei protagonisti a pieno titolo, piuttosto che dei consumatori/comparse.


La biblioteca digitale

Si avrà sempre con sé l’infinito. O, meglio, si avrà la sensazione (piacevole) di poter accedere allo scibile umano. Cosa che, ovviamente, a breve, è falsa.

In realtà si avrà l’opportunità di poter accedere ai contenuti disponibili in forma digitale che si è deciso di rendere accessibili al pubblico.

In realtà, l’edito nella sola forma cartacea sarà disponibile nelle biblioteche vecchio stampo (ovvero quelle che esistono oggi). Ma a chi verrà in mente di recarsi in biblioteca per consultare un “vecchio” volume cartaceo e, presumibilmente, polveroso? A pochi o a nessuno: l’abitudine all’accesso istantaneo ai contenuti che ci deriva (e ci deriverà viepiù in futuro) dalla navigazione in internet, ci renderà la visita a una biblioteca un’opzione praticamente impraticabile. Lo spostarci per accedere a un contenuto sarà ritenuta una possibilità talmente remota da non esistere come opzione. La mobilità è e sarà altra: non sarà l’utente a muoversi verso il contenuto (come è stato finora con biblioteche, edicole e librerie), ma il contenuto ad arrivare sul device dell’utente. I contenuti immobili sono contenuti morti.

Le biblioteche vecchio stampo, quelle che conservano la stampa, sono biblioteche destinate a diventare polverose cattedrali nel deserto.

Le biblioteche con contenuti digitalizzati, resi disponibili via web e in grado di porre al centro della scena le esigenze dei loro utenti saranno biblioteche utili.

L’editoria senza futuro

Nella società che ci sta attendendo, ciò che oggi viene stampato da un editore tradizionale è destinato a vita breve. Nasce morto.

A negare il futuro a tale tipo di editoria sono una serie di concause tutte facenti capo a un tipo di società che sta scomparendo velocemente: la società dei grandi numeri.

Per rientrare dei costi sostenuti per stampare e distribuire un volume cartaceo e per averne un ritorno economico, l’editore deve fare in modo che tale volume sia comprato da un elevato numero di consumatori, magari “spingendo” all’acquisto con l’uso di messaggi pubblicitari (che appesantiscono i costi). Se non si vede il ritorno economico a breve, il libro in questione deve essere velocemente sostituito da altro, perché il suo giacere e impolverarsi sugli scaffali dei librai aggrava i costi e le perdite.

Per piacere al pubblico dei grandi numeri il contenuto stampato deve avere dei requisiti che nella società che si sta delineando, presumibilmente, non saranno più percepiti come dei valori.

Già oggi (e sempre più domani) il consumatore di contenuti culturali difficilmente vuole e vorrà essere trattato (né si sente) come parte di un tutto, ma vuole e vorrà che si tenga ben presente la sua individualità, il suo essere, al massimo, membro di una community (non necessariamente fatta di centinaia di persone). Vuole contenuti “personalizzati” sempre più vicini ai suoi gusti che non possono in alcun modo rispondere a logiche economiche da società di massa (come è stata intesa finora).

La massa indistinta ha lasciato il campo alla community circoscritta e dai gusti assai definiti.

L’autore/lettore 2.0

L’autore 2.0 è un autore che non si affida a un editore. È un autore che pubblica ma non stampa. Che diffonde sul web a un pubblico di lettori (generalmente composto da poche unità) con i quali stabilisce una relazione ben diversa da quella di tipo verticale che legava l’autore cartaceo (postosi al vertice) al suo lettore (messo alla base e senza diritto di replica).

Oggi l’autore 2.0 e il lettore 2.0 fanno parte della stessa community e la loro è una relazione paritaria, in grado di trasformasi in un dialogo e in una collaborazione.

Oggi il lettore 2.0 è un lettore attivo che non si accontenta di fruire “passivamente” di un contenuto (che, poi, finisce per archiviare, rendendolo un contenuto polveroso e morto), ma è un lettore “attivo” che usa il contenuto. Lo usa commentandolo, rielaborandolo, facendolo proprio. Lo usa e lo rende vivo, impedendo che esso si impolveri.

Un autore 2.0 senza un lettore 2.0 è un autore monco.

Contenuti 2.0

Un contenuto 2.0 è un contenuto che, al di là del “linguaggio” con il quale sarà composto/assemblato, è un contenuto pensato per essere sempre disponibile alla rielaborazione. È un contenuto fluido e pensato per rendere protagonista chi lo usa. È un contenuto che non prende polvere.