Eretici digitali


Per professare un’eresia bisogna che ci siano dei dogmi contro cui schierarsi. Coloro che vedono il Web come il luogo della più completa libertà, faticano a pensare che anche il Web possa avere i suoi dogmi. O, meglio, che anche coloro che la rete in qualche modo “orientano” possano avere atteggiamenti dogmatici o definitivi (nel senso di non aperti al confronto e al cambiamento).
Con Eretici digitali, edito da Apogeo, Massimo Russo e Vittorio Zambardino si pongono, dichiaratamente, nel filone dell’eresia, tentando di mostrare ai fedeli del Web, specie a quelli devoti alla visione di Internet come risolutrice di tutti i mali sociali, che non sono sempre tutte rose e fiori.
I due autori, infatti, prendono in esame vari aspetti del Web così come è adesso e ne mostrano ai lettori gli aspetti critici, quelli che possono mettere in seria discussione perfino la visione di un Web luogo di democrazia per eccellenza.
Anzi, la rete è (per gli autori) talmente condizionata da coloro che ne tengono le fila (come, ad esempio, Google, Facebook, i vari provider...) da essere seriamente in pericolo proprio in quanto luogo di libera espressione.
Serve, secondo gli autori, uno scatto eretico che coinvolga non solo coloro che “vivono” in rete, ma anche i giornalisti (professionisti del racconto), per far sì che i due mondi, finora contrapposti e antagonisti, si uniscano e trovino un modo nuovo e produttivo per collaborare, in modo che la libertà di stampa non muoia e con essa il racconto dei fatti verificato e consapevolmente autonomo rispetto a quello propagato dal Potere.
I due autori sottolineano come oggi
[…] da una parte c’è un establishment dell’informazione che fa fatica a capire che deve cambiare registro, strumenti e metodo nel fare il suo lavoro. Dall’altra c’è la difficoltà di chi invece è nativo della rete nel comprendere i conflitti e le asimmetrie che si stanno formando dentro la rete, con rendite nuove e già molto forti. Sullo sfondo c’è la politica, che non capisce o fa finta di non capire, e che quando interviene sui temi della rete o dell’informazione lo fa in modo censorio e comunque poco tutelante della pluralità e delle libertà. […] Su tutto ci sono le piattaforme, ovvero i nuovi mediatori del potere economico in rete.
I due “eretici”, quindi, invitano colleghi e navigatori/autori ad abbandonare i rispettivi dogmi (professionali e non) e a percorrere strade nuove, prima che il conto da pagare ai nuovi gabellieri del Web (la definizione è degli autori) diventi troppo salato.
Un volume, quello di Russo e Zambardino, la cui lettura può risultare urticante, sia per i giornalisti, sia per i nativi digitali, ma che può essere lo spunto per approfondite riflessioni sia sulle cause che hanno portato alla degenerazione del giornalismo (specie in Italia), sia ai pericoli (reali) cui va incontro la democrazia se la rete e la libertà di stampa vengono imbrigliate.


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