Al Teatro Donizetti c’è chi è rimasto all’Era 1.0

Questa è l’Era 2.0 ossia, semplificando, è l’epoca in cui la comunicazione via Web è fondamentale: spesso ciò che viene pubblicato sui blog, postato su Twitter, condiviso su Facebook e G+ è noto anche a chi non è assiduo frequentatore del Web 2.0, perché ripreso anche da testate giornalistiche vecchio stampo (come giornali, radio e TV).
In questa Era sempre connessa, però, può accadere quanto segue...Ieri pomeriggio ho ricevuto una telefonata dall’Ufficio Stampa del Teatro Donizetti (persona che reputo assai competente) che mi informava che il Direttore del teatro aveva stabilito che, da quel momento in poi, non si sarebbero più dati accrediti stampa ai blogger come me. Ciò significava, proseguiva l’Ufficio Stampa, che saltavano i posti anche per la prima che sarebbe andata in scena ieri sera stessa.
Ho tentato di darmi una spiegazione plausibile del perché un Direttore di un teatro plubblico debba arrivare a prendere una decisione ai miei occhi tanto incomprensibile.
  • Forse non sa che questa è l’Era 2.0 e immagina che i blogger siano tutti dei ragazzini brufolosi che “giocano all’Internet” e i cui post non vengono letti da alcuno?
  • Forse ha tali e tanti problemi di budget da dover lasciare fuori dal teatro dei recensori? (Per chi non lo sapesse dare un accredito stampa equivale a dare un biglietto gratuito).
  • Forse ritiene che chi scrive sul Web 2.0 non abbia le competenze per poter recensire uno spettacolo?
  • Forse - come mi è stato suggerito su Facebook - ritiene che i giornalisti di testate foraggiate con i soldi della pubblicità possano essere in qualche modo più “comprensivi” con gli attori e i registi di quanto non lo siano per solito i blogger?
Domande, come si può immaginare, a cui ho tentato di darmi qualche ipotetica risposta, giungendo alle conclusioni che riporto di seguito.
  • Un Direttore di un teatro finanziato con soldi pubblici (soldi degli onesti contribuenti) che ignora che siamo nell’Era 2.0 forse non è la persona più adatta a dirigere una struttura che dovrebbe, invece, fare di tutto per avvantaggiarsi della democraticità degli strumenti messi a disposizione dal Web 2.0. Strumenti che danno la possibilità ad alcuni di pubblicare scritti che, non solo restano leggibili molto più a lungo di qualsiasi scritto pubblicato da una testata vecchio stampo, ma, spesso, hanno lo stesso numero di lettori delle pagine culturali di certi quotidiani locali.
  • Un Direttore che ha tali e tanti problemi di budget da dover prendere la decisione di negare un accredito a dei recensori, forse non è l’uomo giusto al posto giusto e la ragione è palese e non necessita di altre parole.
  • Un Direttore che ritiene che i blogger siano persone prive delle adeguate competenze non è persona che possa dirigere un teatro pubblico, in quanto rivela di essere persona di tale superficialità da non meritare la fiducia dei cittadini e di chi li rappresenta che, invece, sanno bene che vi sono blogger che, non solo hanno le competenze per recensire gli spettacoli, ma, alcuni di loro, hanno anche le competenze per dirigere un teatro pubblico.
  • E infine un Direttore che non crede nella validità della stagione teatrale che ha finanziato con soldi pubblici, tanto da dover essere costretto a sperare nella benevolenza di alcuni giornalisti che lui ritiene possa essere alimentata dai soldi (pubblici) investiti nella pubblicità, non è il Direttore che vogliamo come spettatori, in quanto è un Direttore che offre al pubblico un prodotto di cui, probabilmente, non è convinto.
Ciò detto, sicuramente nessuna delle spiegazioni che mi sono dato è corrispondente alla realtà e, quindi, resto con il desiderio di ricevere una spiegazione plausibile per la scelta compiuta - a stagione avviata - dal Direttore del teatro e non perché non abbia la possibilità di pagare il costo del biglietto per vedere quegli spettacoli che mi interessano, ma perché mi risulta difficile capire una decisione che reputo al limite dell’autolesionismo.

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