Internet e i Diritti

Il mondo nella rete. Quali i diritti, quali i vincoli edito da Laterza e la Repubblica è un libretto assai interessante che presenta al pubblico un saggio di Stefano Rodotà (tratto dal suo Il diritto di avere diritti); interviste a Edward Snowden, Thomas Drake e Bill Binney, Vint Cerf, John Young; alcune tabelle riportanti gli ultimi dati sulla presenza delle persone nella Rete, il suo potenziale commerciale, il suo livello di libertà…; e una cronologia a cura di Ernesto Assante.

Nel libretto si mette in guardia quanti ancora ingenuamente sostengono che la Rete è del tutto in grado di autogovernarsi, senza bisogno che per essa siano previsti dei diritti o delle regole pensate anche da soggetti esterni, nazionali e sovranazionali (come, ad esempio, l’ONU).
Costoro sembrano non rendersi conto che, ad esempio, miliardi di dati relativi alle abitudini dei navigatori sono gestiti da soggetti privati, quali ad esempio Google e Facebook, che li adoperano come meglio credono e a fini di “profilazione”, trasformando di fatto il Web da loro gestito in una gigantesca piattaforma commerciale di cui sono i proprietari a tutti gli effetti e in cui detengono ogni potere, anche, volendo, quello censorio.
Vero è che nessun navigatore è costretto ad affidarsi a tali soggetti privati per stare in Rete, ma diventa difficile, a chi scrive, pensare di navigare nel Web senza interrogare un motore di ricerca o condividere le proprie passioni con gli amici su un social network…

Servono, quindi, diritti a favore dei navigatori (dei cittadini della Rete e del mondo). Diritti che ne tutelino l’accesso (e il diritto di attingere alla conoscenza, come di produrne di nuova); la privacy (a dispetto della volontà di profilazione dei grandi colossi del Web e di certi Stati sovrani che, a volte, supera ogni ragionevolezza); la libertà di opinioni; la sicurezza di non essere discriminati (ciò che viene definita “neutralità”); l’anonimato
Avverte, giustamente, Rodotà che l’entrata in Rete «non può essere accompagnata da una perdita di diritti, che porta a considerare la persona come “vittima consapevole”, perché sua è la decisione di collocarsi in quella dimensione», specie ora che «Lo stare in rete appartiene ormai alla cittadinanza, e contribuisce a determinarne i caratteri».

Servono, dunque, garanzie costituzionali che tutelino i diritti e pongano dei vincoli ai grandi attori internazionali, siano essi Stati nazionali o soggetti privati, in modo che il Web resti una democrazia, uno spazio di libertà e non si trasformi in una dittattura in cui ognuno è sorvegliato e profilato sia a fini di sicurezza nazionale, sia a fini commerciali.

E, a tale proposito, i 560 scrittori e intellettuali che, dopo lo scandalo del Datagate svelato da Snowden, hanno firmato un appello contro i sistemi di sorveglianza, ricordano che «Una persona sotto sorveglianza non è più libera; una società sotto sorveglianza non è più una democrazia».

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