#noMipiace giorno 2


L’esperimento


Lode al “Mi piace”

Al di là dell’uso che Facebook fa dei nostri “Mi piace” al fine di confezionare il feed che ci viene proposto, va riconusciuto che il “Mi piace” in sé è un strumento di comunicazione efficace quanto semplice

Ovvero, basta un click per comunicare all’autore del post che quanto condiviso sulla sua bacheca ci è piaciuto. Un modo veloce e “pulito” per riconoscergli un merito. 

Veloce in quanto, appunto, si riduce a un click.

“Pulito” perché - a differenza di un semplice commento di apprezzamento - lascia intatta al post originario e ai commenti di sostanza che esso genera tutta l’attenzione dei futuri lettori. 
Che succederebbe, ad esempio, se una ventina di persone, al posto di cliccare su “Mi piace”, iniziasse a commentare scrivendo semplicemente “Mi piace”? Si “sporcherebbe” il flusso dei commenti generando disordine, in quanto, tra l’altro, a un certo punto, potrebbe diventare difficile capire se piace il post o il commento precendente (e ricordo come si possa cliccare “Mi piace” anche su qualsiasi commento a un post).

Inoltre, cliccando su “Mi piace” si partecipa alla discussione anche quando non si avrebbe nulla di più da aggiungere a quanto già detto. Esattamente come quando, in un gruppo di persone che parlano riunite attorno a un tavolo, qualcuno di loro si limita ad assentire con il movimento del capo a seguito di una frase che è… piaciuta. 

Non c’è che dice: il “Mi piace” di Facebook è smart

Per finire aggiungo che:
  • “Soffro” meno di ieri per non poter elargire a piene mani i miei “Mi piace” (finora non ho fatto eccezioni).
  • Mi riesce difficile non usare l’emoticon del pollice alzato nei messaggi privati (ma sto resistendo).
  • Finora non riesco a capire se il mio feed stia subendo dei cambiamenti.

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