Per essere informati il Web non basta più


Appartengo alla generazione che è stata educata a leggere i giornali e, contemporaneamente, faccio anche parte di quella generazione che ha visto l’affermarsi di Internet e il suo evolversi.

Da anni sostengo che il quotidiano cartaceo, se non muta radicalmente, è destinato a scomparire perché, così come è ora, a livello informativo, nasce morto: superato, da anni, da mezzi come la radio, la TV e i siti di informazione online.

Sono, però, convinto che il cartaceo, come mezzo per tenersi informati e avere una panoramica su cosa sta succedendo nel mondo, non sia affatto superato. Anzi, così come sempre più spesso è utilizzato oggi il Web, esso è tornato a essere essenziale.

Oggi, chi voglia tenersi aggiornato su quanto è di suo interesse, sicuramente, se ha la possibilità di accedere al Web, fa ampio uso di comodi strumenti quali sono i Feed RSS: le notizie gli arrivano direttamente e quasi nel momento stesso in cui sono state messe online.
Altro canale informativo assai usato sono i social network come Facebook e Twitter: si seguono quelle persone che condividono link a notizie che sono di proprio interesse.
Io sono tra quanti si comportano in tal modo.

Eppure, se tutto ciò può sembrare sufficiente, non lo è.
Non lo è perché, paradossalmente, nonostante il Web sia “sterminato”, molti di coloro (e io tra loro) che vi accedono hanno smesso da tempo di essere dei “navigatori” in solitaria e sono diventati dei “pantofolai del clic”, ma “social”.
Ci si avventura poco oltre i confini della propria cerchia sociale e non si avverte il rischio di restare pericolosamente indietro rispetto a molti argomenti che non sono di nostro stretto interesse (e, che dunque, non meritano di entrare tra quelli che vengono seguiti assiduamente).
Alla lunga, la predilezione per certi argomenti a scapito degli altri, porta sì a essere informatissimi sui primi, ma assolutamente carenti su tutto il resto.
Si resta, cioè, informati su ciò che già ci è noto e ci piace, ma si corre il serio pericolo di non entrare mai in contatto con ciò che si ignora, proprio perché, ignorandolo, non si è potuto decidere di riceverne notizia.

Sfogliare un settimanale o un mensile cartaceo, invece, mette il lettore di fronte a una selezione di notizie fatta dalla redazione giornalistica e non da lui.
Chi seleziona, se è un professionista, non solo lo fa a ragion veduta, scegliendo tra le fonti più valide, ma non limita la propria offerta selettiva ai propri personali interessi: agisce, invece, nell’ottica di soddisfare i molteplici e variegati interessi dei propri lettori.
Ecco, allora, che il singolo lettore si trova di fronte a una varietà di argomenti che, per quanto detto finora, vengono invece ignorati dall’uso personale, troppo selettivo e sostanzialmente pigro che si fa del Web.
Argomenti che possono sollecitare la sua curiosità momentanea e la cui lettura lo arricchisce in ogni caso.

Dunque, se non si vuole correre il rischio di sapere tutto su ciò che avviene nel proprio orticello, ma nulla o quasi nulla di quanto succede al di là delle mura della propria cerchia sociale, vale la pena (ri)abituarsi a sfogliare settimanali e mensili. 

Pratica che, personalmente, non ho mai dismesso.

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