Vite per frammenti

Sempre di più descriviamo le nostre vite ai nostri contatti online per frammenti minuscoli: un tweet, uno status, una foto...
Sono piccolissime tessere di un mosaico che dovrebbe raccontarci; mostrarci agli altri nella nostra interezza.
Dovrebbe ma, paradossalmente, non ci riesce: infatti, più il mosaico è formato da tessere minuscole, e meno tali tessere sono capaci di comporre un’immagine unitaria.
Vivono per se stesse e creano un’immensa immagine che, per abbondanza di dettagli, diventa illeggibile.


Per giunta, tali frammenti sono spesso aggregati senza alcun filtro: tutti i nostri tweet, i nostri status di Facebook, le nostre foto... finiscono in enormi e caotici calderoni senza che essi possano essere ordinati e separati con un qualche ragionato criterio. 
Sui social non si divide neppure quanto creato in prima persona da quanto postato da altri e condiviso da noi per le più svariate ragioni...
E, allora, alla nostra immagine si sovrappongono le immagini di centinaia di persone e il mosaico che stiamo disegnando si va facendo sempre meno chiaro…

Restare solo sui social senza pubblicare anche in un luogo più personale e unitario, rischia di farci assomigliare troppo a un quadro cubista o, peggio, astratto, togliendoci la possibilità di raccontarci agli altri con chiarezza.
Ecco, dunque, un motivo in più - oltre a quelli che avevo elencato in un post del 2013 (Perché tenere un Blog al tempo di Facebook) - per ritornare ad alimentare un sito web personale.

Un blog dove ci raccontiamo e ci mostriamo con interezza, utilizzando dei frammenti più strutturati (i post) di quelli che abitualmente condividiamo sui social.