Il canto di Saviano. Un altro linguaggio televisivo

Appunti

La TV prima di Mediaset

In Italia, prima di Mediaset, la TV era la RAI.

Il linguaggio televisivo della RAI-preMediaset era generalmente (e fatte le dovute eccezioni) ispirato al teatro di parola borghese ottocentesco, anche quando il genere era il varietà (altra forma teatrale). Tutto aveva (o fingeva avere) un filo narrativo unitario, conseguenziale, razionale. I programmi erano in maggior parte ispirati da un intento vagamente didascalico, una sorta di “qui si fa gli italiani o si chiude”.

Gli spettatori non si stupivano per la messa in onda di rappresentazioni teatrali perché non avvertiva la differenza narrativa tra i due media, in quanto, sostanzialmente, essa non esisteva.

Anche visivamente il linguaggio era ispirato al teatro. Ad esempio l'uso delle luci, in molti programmi, era di chiara ispirazione teatrale e non era inusuale, ad esempio, che un “personaggio” (conduttore, comico o narratore che fosse) venisse illuminato con un occhio di bue. Si metteva in luce il personaggio e si oscurava il resto per focalizzare l'attenzione su di lui, sul suo racconto, sulle sue parole.

Era, dunque, un linguaggio che voleva mettere in luce la narrazione, il contenuto, con intento, appunto, didascalico in senso lato.


La TV da Mediaset in poi

Con l'avvento e l'affermarsi di Mediaset il linguaggio televisivo cambia: esso, generalmente e con le dovute eccezioni, si ispira al circo. Tutto è “numero”, sensazione, sospensione. Non c'è racconto unitario, ma esibizione. Tutto è esibito e il corpo diventa il veicolo di comunicazione principale: lo si esibisce smaccatamente, lo si mostra impudicamente. “Venghino, signori venghino, il Grande Fratello è arrivato in città”.

Gli spettatori non si stupiscono per la messa in onda di spettacoli circensi, perché in fondo non percepiscono la differenza di linguaggio.

Le luci degli studi TV sono anch'esse circensi: illuminano a giorno “la pista” e non fanno ombra. Non ci sono oscurità nella TV post-Mediaset, né reali, né figurate, perché tutto deve concorrere a creare l'illusione. L'illusione che dopo il “numero” di precisione, la vita continua felice e scanzonata.

Anche trasmissioni che dovrebbero raccontare la realtà, in Mediaset diventano circo. Ecco, allora, che dopo i servizi di Striscia la notizia i conduttori “fanno le facce” e nelle Iene, quando si rientra in studio, i conduttori si producono in gag sgangherate: tutto deve tornare al linguaggio circense. Gli spettatori vanno rassicurati dopo il brivido. Il sonno della ragione deve continuare.

Nella TV post-Mediaset pochi non si attengono a questo tipo di linguaggio e la differenza si vede. La differenza che porta, ad esempio, Milena Gabanelli a restare seria dopo il servizio, anzi a dare a quanto detto il giusto peso.



La TV di Vieni via con me

Saviano e Fazio introducono un nuovo linguaggio che, a mio avviso, si rifà all'opera lirica. Saviano è il divo, il tenore che canta l'aria più importante, mentre Fazio e gli ospiti sono il resto del cast (comprimari e comparse) che intrattiene il pubblico e lo prepara all'esibizione del divo.

Gli elenchi degli ospiti di Fazio equivalgono alle canzonette, ai duetti, alle cavatine. A Saviano il compito di cantare l'aria.

I suoi monologhi, lunghissimi, sono il momento più importante della trasmissione, il momento verso cui tutto il resto converge. L'intento di Saviano non è tanto denunciare una situazione, né limitarsi a raccontarla. Il suo intento è spronare all'azione.

Saviano “fa” l'opera lirica verdiana, quella risorgimentale. “Viva VERDI” si urlava nei teatri e si voleva dire “Viva Vittorio Emanuele Re D'Italia”. Saviano urla “Viva VERDI” e vuol spronare l'Italia a rinascere, a risorgere. Sprona gli italiani a diventare attivi, a sentirsi partecipi.

Saviano non vuole degli spettatori. Non mostra loro qualcosa. Anche mentre monologa e invita chi lo ascolta a guardare qualcosa, la regia del programma non stacca sull'immagine, ma al massimo allarga, restando sempre su Saviano. Il divo non mostra, ma chiede. Chiede di farsi carico di ciò che sta succedendo. Interpella il cittadino.

Il linguaggio televisivo di Vieni via con me è un linguaggio che non racconta una storia conclusa, perché chiama il pubblico a partecipare per dare un seguito a ciò che si è detto, ad aggiungere qualche punto in più agli elenchi o a cantare elenchi nuovi.

Un elenco, si badi, è sempre e comunque potenzialmente infinito. Chi vorrà raccogliere il testimone che Saviano sta porgendo? Chi risponde “resto” e “faccio”?




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